Che cos'hanno in comune il tatto, il contatto e l'intatto?

Il tatto è il senso con cui si percepisce ciò che si tocca, ma anche la delicatezza nel trattare gli altri. Viene dal latino tactus, da tangere, «toccare».

Il tatto è il senso che passa attraverso la pelle. La stessa parola indica anche la dote di chi sa dire e fare le cose senza ferire: avere tatto vuol dire conoscere il momento giusto per parlare e quello per tacere. Viene dal latino *tactus*, a sua volta da *tangere*, «toccare».

Forme e derivati

FormaParolaEsempio
GeneremaschileIl tatto è sviluppato.
Locuzioneal tattoLiscio al tatto.
AggettivotattileUna superficie tattile.
DerivatocontattoUn contatto leggero.
DerivatointattoUn piatto intatto.

Esempi d'uso

Una famiglia latina: tangere

Da *tangere*, «toccare», l'italiano ha ricavato diverse parole: il tatto, il *contatto* (toccarsi insieme), la *tangente* (la linea che tocca la curva in un punto), *tangibile* (che si può toccare), e *intatto* (non toccato, cioè integro). Anche l'inglese *tact* e *contact* hanno la stessa radice. Per dire che qualcuno ha delicatezza si può anche dire «ha tatto»; in senso fisico si parla del senso del tatto accanto a vista e udito. Chi usa il tasto del telefono lo fa, in fondo, grazie al tatto.

Il tatto ha un plurale?

Praticamente no: si dice «il senso del tatto», non «i tatti».

Che cosa significa «avere tatto»?

Significa comportarsi con delicatezza, senza offendere o mettere a disagio.

Fonti

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