Rancore: un odio che non si dimentica

Il rancore è un sentimento ostile e duraturo che si conserva verso chi ci ha fatto un torto. Differisce dalla rabbia, che è improvvisa.

Il rancore è l'odio che si accumula e non si spegne. La rabbia scoppia e passa, il rancore resta nascosto e fermenta. La parola, infatti, ha la stessa radice di *rancido*.

Forme

AspettoFormaNota
Generemaschileil rancore
Pluralei rancoripoco usato
Aggettivorancorosopieno di rancore
Verboserbare rancorecovarlo dentro
Contrarioperdonosi chiude il conto

Esempi d'uso

Dal rancido al rancore

Dal latino *rancor*, che indicava il sapore guasto di ciò che irrancidisce, poi l'amarezza dell'animo. Il rancore è il sentimento che *irrancidisce* col tempo. Da qui il verbo *irrancidire* e l'aggettivo *rancido*. Il modo di dire più frequente è *serbare rancore*; *portare rancore* è comune nel parlato.

Che differenza c'è fra rancore e rabbia?

La rabbia è un impulso che passa, il rancore è un risentimento che dura e si conserva.

Si dice «portare» o «serbare» rancore?

Entrambi. «Serbare» è più elevato, «portare» è colloquiale.

Si può avere rancore verso se stessi?

Sì, ma in genere si parla di senso di colpa o di rimorso. Il rancore guarda di solito verso qualcun altro.

Fonti

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