Pastore, pasteurizzato o pastorale? Una parola di campagna e di chiesa

Il pastore è chi custodisce e conduce al pascolo un gregge. Per estensione indica la guida di una comunità religiosa e dà il nome a razze di cani.

Il pastore è chi sta con gli animali, giorno e notte, sui prati d'alta quota. Dal latino *pascere*, «nutrire»: il pastore è prima di tutto colui che dà da mangiare. Con la stessa immagine la lingua ha chiamato così anche chi guida le persone, non solo la pecora e il suo gregge.

Forme e derivati

FormaParolaNota
SingolarepastoreMaschile.
PluralepastoriRegolare.
Femminilepastora / pastorellaPastorella è più comune e letteraria.
AttivitàpastoriziaL'allevamento al pascolo.
AggettivopastoraleChe riguarda i pastori; anche la lettera di un vescovo.

Esempi d'uso

Attenzione: pastore non c'entra con «pastorizzato»

*Pastorizzato* non deriva da *pastore*: il nome viene dal chimico francese Louis Pasteur, che mise a punto il trattamento termico del latte. Le due parole si assomigliano solo per caso. Il latte appena munto dal pastore, invece, finisce in caseificio, dove viene lavorato e poi eventualmente pastorizzato. Di quel gregge si prende cura sempre la stessa persona.

Pastore e pecoraio sono la stessa cosa?

In pratica sì, ma *pecoraio* è più popolare e limitato alle pecore, mentre *pastore* è più generale e letterario.

Perché il pastore tedesco si chiama così?

Perché la razza fu selezionata in Germania a fine Ottocento come cane da conduzione del gregge.

Fonti

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