Povertà: la condizione e l'accento sulla -à
La povertà è la condizione di chi non ha i mezzi necessari per vivere dignitosamente; è anche, in senso religioso, la rinuncia volontaria ai beni.
La povertà non è soltanto mancanza di denaro. Dal latino *paupertas*, indica la condizione di chi ha poco: e in italiano resta invariata al plurale, come *città* o *verità*. Si distingue dalla miseria, che indica un grado estremo di indigenza, ma le due parole si sovrappongono spesso nell'uso comune.
- Scarsità di mezzi (sostantivo). *Cresce la povertà nelle periferie.*
- Scelta religiosa. *Il voto di povertà dei francescani.*
- Mancanza di qualcosa (figurato). *Povertà di idee.*
Forme
| Forma | Parola | Nota |
|---|---|---|
| Singolare | povertà | Femminile; accento sull'ultima sillaba. |
| Plurale | povertà | Invariabile. |
| Aggettivo | povero / povera | Anche per compassione: *povero me*. |
| Verbo | impoverire | Rendere povero. |
| Aggettivo | impoverito | Che ha perso risorse. |
Esempi d'uso
- La povertà assoluta riguarda chi non può acquistare i beni essenziali.Termine statistico dell'Istat.
- Il suo discorso mostrava una grande povertà di vocabolario.Senso figurato, registro colto.
- San Francesco scelse una vita di povertà.Uso religioso, con valore di ideale.
Povertà assoluta e relativa
- Assoluta. Quando non si possono comprare i beni indispensabili.
- Relativa. Quando si spende meno della media nazionale.
- Soglia di povertà. Il livello di reddito sotto il quale una persona è considerata povera.
- Accento. I nomi in *-tà* si scrivono sempre con l'accento grave: *povertà*, *città*, *verità*, come la verità.
Povertà e miseria sono sinonimi?
In parte: la miseria indica una condizione più grave e spesso senza speranza di uscita.
Qual è il plurale di povertà?
Non cambia: *le povertà*, anche se oggi si preferisce parlare di *forme di povertà*.